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Il Monviso è una grande montagna appartenente al massiccio geologico delle pietre verdi, lava solidificata sul fondo del mare
e successivamente venuta alla luce nel corso del grandioso processo dell'orogenesi alpina.
La comparsa e la crescita delle Alpi e del Monviso, assieme all'opera modellatrice delle grandi glaciazioni, hanno plasmato
il territorio determinando, tra l'altro, la comparsa dei laghi alpini.
Questo è il Lago Fiorenza, appena sopra Pian del Re.
Nella prima foto, piccolino in alto a sinistra, il Lago di Nona, spesso in secca al culmine dell'estate.
Nella foto a lato, più alto del lago Fiorenza, in un altro catino nella roccia, è adagiato il Lago Superiore.
In alcuni tratti le sponde sono rocciose ed a picco sull'acqua, che qui, tuttavia, è profonda appena due metri, a differenza
del Lago Fiorenza dove supera anche i quindici metri. I laghi alpini sono formazioni geologiche dalla vita breve. I detriti
che scendono a valle soprattutto in concomitanza con lo scioglimento primaverile delle nevi, colmano in tempi geologici brevi
il letto del lago.
Questa affermazione può stupire. Un tempo di alcune decine di migliaia d'anni, per l'uomo, non è certamente breve, ma certamente
lo è se come termine di paragone non si prende la durata della vita umana ma quella della Terra.
Una volta colmato, il lago si trasforma in un prato, costituito di materiale sciolto intriso d'acqua come una spugna, piatto ed
orizzontale, fatto inconsueto in zone alpine quali quelle del Monviso.
È così che nascono le torbiere d'alta quota.
Lasciamo il Lago Superiore e seguiamo il ruscello che lo alimenta.
Poco dopo giungiamo al Lago Lausetto.
Qui l'acqua è davvero poco profonda. Adagiato su un fondo di pietre sciolte grossolane, il lago pare vivere la sua epoca finale,
e forse non si trasformerà nemmeno in torbiera, perché i detriti grossolani che lo colmano lasceranno filtrare l'acqua e non si
innescherà "l'effetto spugna".
Ma questo lo vedranno gli uomini di un lontanissimo, per noi, domani.
Continuando a risalire il vallone del Lausetto, il Monviso si fa sempre più
vicino e severo, un gigante magico,
apparentemente immobile, che osserva.
Apparentemente, immobile, perché anche le montagne hanno tempi e movimenti.
L'orogenesi alpina, ancora in atto, le alza,
gli agenti atmosferici le erodono e le abbassano.
Al culmine del vallone, improvviso, in basso, appare il Lago Chiaretto. Il nome deriva dalla sua particolare colorazione,
causata dalla Smaragdite, un minerale depositato nel lago dalle acque che scendono dalla parete Nord del Monviso.
Le dimensioni del lago Chiaretto sono piccole e limitata è la profondità dell'acqua.
Nella notte tra il 6 ed il 7 luglio 1989 un grande pezzo di ghiaccio si staccò dal soprastante Ghiacciaio Coolidge, trascinando
nella sua caduta una enorme quantità di detriti che colmò in parte il lago e addirittura risalì lungo il declivio opposto.
Un fenomeno eccezionale che in pochi minuti fece compiere alla vita del lago un immenso balzo in avanti nel tempo.
Lasciati il Lago Chiaretto ed il Monviso alle spalle, la nostra escursione volge al termine e ci accingiamo a scendere e tornare.
Incontriamo nuovamente, sotto diversa prospettiva, il Lago Fiorenza...
... e, poco più in basso, Pian del Re con le Sorgenti del Po e la torbiera.
In tempi antichi, qui c'era un lago alpino, oggi colmato da detriti che l'hanno trasformato in "prato".
I segni dell'antica storia tuttavia sono rimasti: il "prato" è una torbiera, dove un occhio attento scopre particolarissimi vegetali,
testimonianza dell'ultima glaciazione.
Un occhio disattento, invece, scopre soltanto che nella torbiera non si può fare il pic-nic, perché sennò ci si bagna i calzoni...
di renzo ribetto - parco del po cuneese
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