Sentieri
 

Percorsi in montagna

L’Antica Via del Sale


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Da Paesana al Torrente Lenta
Il percorso può essere effettuato in entrambi i sensi di marcia; di seguito se ne fornisce una descrizione sommaria, nel senso della salita da Paesana al Colle delle Traversette. La Via del Sale parte da Paesana in piazza Vittorio Veneto (m. 614 s.l.m.), e si sviluppa dapprima nell'abitato cittadino seguendo Via Roma e Via Po, attraversando il fiume Po per portarsi sul versante idrografico destro della Valle. Poco dopo il campo sportivo si svolta in un viottolo, che si percorre sino allo sbocco sulla strada provinciale n. 26. Attraversata la strada e, fatti pochi passi, si è in Erasca (m 637 s.l.m.); qui si attraversa il ponte sul Torrente Cornaschi e si imbocca, nei pressi della chiesetta, la mulattiera che conduce ai ruderi di un vecchio poligono di tiro e all'imbocco della strada sterrata per Gardiola. Con salita costante e qualche tornante, la strada attraversa boschi di castagno e conduce alla borgata Gardiola (m 774 s.l.m.); da qui si prosegue su sentiero e si perviene a Succa (m 874 s.l.m.) e a Sanghione (m 825 s.l.m). Si segue ora la strada sterrata che scende, passando sotto le condotte forzate della Centrale elettrica di Calcinere, sino a Po. Da qui il traccaito segue dapprima una stradina sterrata in mezzo ai prati, per portarsi poi decisamene verso il fiume, lambito l'alveo del Po, sale ora nel bosco misto di latifoglie sino al ponte della Counsignà (m 774 s.l.m.). Fiancheggiando splendidi castagneti da frutto, il sentiero alterna prima brevi salite con qualche tratto di discesa e arriva alla zona ove le acque del Torrente Lenta confluiscono in quelle del Po (m 827 s.l.m.).
 
Tra Oncino e Crissolo
Il percorso riprende ora il tracciato dell'antica mulattiera tra Oncino ed il fondovalle: con salita ripida nel bosco e attraversata più volte la strada provinciale si arriva al santuario di Madonna del Bel Fò (m 1077 s.l.m.), che prende il nome dai maestosi esemplari arborei che fanno da scenario al luogo scacro. Imboccato il viottolo in costante salita si raggiunge l'estremo dell'abitato di Oncino e, da qui, su strada asfaltata, il borgo di Saret (m 1281 s.l.m.). Con percorso su stradina a fondo naturale, la Via del Sale raggiunge quindi San Giacomo (m 1349 s.l.m.) località caratterizzata dalla presenza di ruderi del nucleo rurale delle Case Brusà e si raggiungono le Meire Marco (m 1436 s.l.m.), anch'esse in stato di fatiscenza. Il tracciato scende ora verso Crissolo, attraverso un esteso bosco misto a prevalenza di faggio; dopo aver oltrepassato il bivio per il monte Tivoli e attraversato il Rio delle Contesse (o Sbarme), si raggiungono le prime case e si scende nel centro abitato. Attraversato il fiume, si arriva a Piazza Duca degli Abruzzi (m 1320 s.l.m.), in Crissolo Villa.
Da Crissolo a Pian del Re
Ripreso il cammino si costeggia il fiume per poche decine di metri, lo si attraversa nuovamente, si oltrepassa il parcheggio e si imbocca la traccia di sentiero che conduce alla località La Spiaggia (m 1384 s.l.m.). Da qui si percorre, sempre in destra idrografica, la pista forestale; quando questa compie una decisa svolta a sinistra, la si lascia e si imbocca un breve sentiero che da accesso alla pista forestale che da accesso a Pian Giasset e al sentiero per il rifugio Quintino Sella. Tralasciato il ramo sinistro della pista, si svolta a destra e, percorse poche decine di metri, si arriva al Ponte Riondino (m 1539 s.l.m.) che permette di guadagnare la sponda sinistra del torrente, da dove si gode una interessante veduta sulla lariceta di Crissolo, appena attraversata. Il sentiero risale il corso del Po; si alternano salite con tratti in falsopiano e si raggiunge il pianoro (utilizzato come pascolo - attenzione a non uscire dal tracciato del sentiero!) di Pian Melzè (m 1715 s.l.m.) ove è situato il posto tappa GTA. Dal pianoro di Pian Melzè, si tralascia l'indicazione per il Vallone dei Quarti e il Lago Chiaretto e si percorre l'antica mulattiera che, con qualche tornante, permette di alzarsi sopra pian Fiorenza e di raggiungere Pian del Re (m 2020 s.l.m.), in prossimità delle vecchie casermette militari, al termine della strada provinciale di valle. A poche centinaia di metri si può usufruire del Rifugio Pian del Re ad apertura stagionale; la località è inoltre punto di partenza per numerose escursioni anche in destra idrografica alla valle Po.
 
Dal Pian del Re al Colle delle Traversette
Ripresa l'ascesa verso la testata del vallone principale, si percorre l'originario tracciato della mulattiera che, a tratti, rivela ancora la sapienza e l'abilità della mano che l'ha costruita. Lasciato alle spalle un primo bivio (sentiero per la Sellaccia ed il colle della Gianna), si raggiunge il centro del vallone (bivio per il Lago Superiore e il Rifugio Vitale Giacoletti), che si risale con un splendido percorso. In prossimità dell'imbocco per il sentiero che risale il Coulour del Porco e conduce al Rifugio Giacoletti, si riattraversa il rio e ci si porta sulle pendici erbose dei pascoli che scendono da Pian Armoine. Con ampi tornanti il sentiero prende quota e raggiunge il bivio per il Colle Armoine; da qui, con un lungo percorso a mezzacosta, si ritorna verso il centro del vallone principale, da dove, sulla sinistra parte il Sentiero del Postino, tracciato realizzato nel periodo bellico, probabilmente al fine di agevolare le comunicazioni fra le casermette militari, ora attrezzato con catene nei tratti più esposti. Ancora qualche tornante piuttosto ripido e si raggiunge Pian Mait, contornato dalle pareti rocciose delle rocce Fourioun, del Monte Granero e del monte Meidassa. attraversato il pianoro, ci si inerpica lungo il ripido tracciato che, a stretti tornanti, conduce alla Casermetta delle Traversette. A pochi metri di distanza, il sentiero continua verso il passo del Luisas; lo si tralascia e si segue il sottile tracciato che porta nei pressi del Buco di Viso e, con alcuni tratti impervi ed esposti (infidi qualora innevati), allo stretto valico del colle delle Traversette (m. 2950 s.l.m.)
 


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Percorsi in pianura

Pista ciclabile Saluzzo - Cardé - Villafranca
Questo percorso ciclabile si sviluppa nel tratto fra la località “Pesci Vivi” di Saluzzo e Villafranca Piemonte.

L’itinerario è lungo complessivamente 16 chilometri, di cui 11 da percorrere su pista. Il percorso cicloturistico del Parco del Po Cuneese si inserisce in un panorama di itinerari molto ampio per il Saluzzese, promosso sinergicamente da comuni e Provincia.

Rocca di Cavour
Superficie: 75 ettari
Anno di istituzione: 1980 e 1995
Accessi: Il parco si raggiunge tramite la SS. n. 589 dei laghi di Avigliana, da Pinerolo e da Saluzzo, ed è servito dalle autolinee Cavourese per la tratta Torino-Pinerolo e dalla ATI per chi proviene da Saluzzo.
Strutture: Dal 1995 la gestione amministrativa è affidata al Parco del Po Cuneese. Il Parco a Cavour dispone di un ufficio del servizio di vigilanza (in via Buffa di Perrero 9 - tel. 0121/68187).

Indirizzi e telefoni utili
  • Sede operativa del Parco del Po Cuneese: Via Griselda 8 - Saluzzo, 12037 (Cn), tel. 0175/46505 - fax 0175/43710.
  • Comune di .Cavour: Piazza Sforzini n. 1 tel. 0121/69001, fax 0121/68101.
  • Pro Loco di Cavour: Via Roma n. 3, tel/fax 0121/68194.
Libri, guide, carte
  • La Val Sangone, le valli minori pinerolesi, le valli tra Pellice e Po, 1988, G.V. Avondo e B. Torassa, Ed. L’Arciere, Cuneo
  • Carta IGM 1:25.000, foglio 67 III NO.
L’ambiente
La Rocca di Cavour sorge isolata nella pianura tra Saluzzo e Pinerolo a 7 Km dai rilievi più vicini. L’origine della Rocca risale al Terziario ed è espressione del complesso fenomeno dell’orogenesi alpina. E’ a tutti gli effetti una punta alpina appartenente al massiccio del Dora-Maira. Nel Quaternario, a seguito delle alluvioni conseguenti lo scioglimento dei ghiacciai, gli immensi depositi che colmarono la Pianura Padana sommersero parzialmente la Rocca isolandola dalle altre vette. Il rilievo è alto 162 metri e porta dai 300 m sul livello del mare della zona pianeggiante, dove sorge l’abbazia di Santa Maria, fino all’altezza massima della sommità (462 m).
Natura e preistoria
La Rocca, per la sua posizione nella pianura ed il suo clima, ha favorito uno sviluppo vegetazionale particolare, consentendo la convivenza di piante tipicamente montane con altre a carattere mediterraneo. Il versante nord è ricoperto in prevalenza da castagni. Salendo verso la vetta il bosco di castagno viene gradualmente sostituito od integrato da sambuco e robinia. Il sottobosco presenta specie in prevalenza montane quali il brugo, il mirtillo, il narciso a quote relativamente basse (380 m), il giglio di S. Giovanni, le ginestre. Sugli altri versanti crescono roverelle e castagni ad est, robinia e sambuco a sud, ancora castagni ad ovest. Sulle sommità prevalgono bagolari, prugnoli, biancospini e rose selvatiche. La fauna terrestre è quella tipica delle zone pianeggianti padane ed è interessante la presenza di micromammiferi. La Riserva riveste un’importanza notevole per quanto concerne l’avifauna. Negli ultimi anni, da quando sono iniziate osservazioni sistematiche, sono già state segnalate oltre 100 specie. Numerosi i rapaci, sia diurni che notturni. Occasionalmente avvistate anche specie di alta montagna.
 
Oltre che per gli aspetti naturalistici la Rocca riveste una notevole importanza storica e culturale. La testimonianza più antica della zona risulta la pittura rupestre policroma risalente al post-neolitico ascrivibile a popoli provenienti dalla Liguria. Altri "segni" di epoca preistorica sono i fori a coppella, incisioni rupestri site in diversi punti del Parco. Nel 45 a.C. nell’area si insediano i romani che edificano Forum Vibii Caburrum. Del periodo medioevale è ancora possibile vedere i resti del castello, della torre di Bramafame e delle mura difensive.

La visita

La visita al Parco è possibile tutto l’anno, ed ogni stagione offre aspetti caratteristici. L’accesso con l’auto per Via Vetta della Rocca fino al parcheggio della vetta è libero con alcune limitazioni nelle ore notturne e nei pomeriggi dei giorni festivi. E’ vietato l’accesso alla Riserva Naturale Integrale di Roca Crove sul versante est. Si ricorda che su tutto il territorio sussiste il divieto di asportare rocce e minerali. Discorso a parte merita la visita all’Abbazia di Santa Maria, nella pianura ad est della Rocca sulla statale per Saluzzo a circa 700 metri da Cavour dove, oltre alla chiesa con cripta del 1037 è possibile visitare il museo con reperti provenienti dall’insediamento romano (tombe, lapidi, vasellame, mattoni).

"Itinerario nord" e " Itinerario sud"
prendono avvio dal centro di Cavour, presso la Piazza della Fontana, si svolgono interamente lungo strade asfaltate e permettono quindi di raggiungere la Vetta della Rocca con davvero poco sforzo, non rinunciando comunque a offrire scorci interessanti.

"Sentiero delle Mura"
segue in parte il vecchio tracciato delle mura medioevali, toccando punti estremamente paesaggistici e suggestivi, ma è accessibile solamente a quanti siano disposti a faticare un po’ di più.
"Sentiero di Bramafam" e "Sentiero delle Grotte",
due brevi varianti che permettono di raggiungere rispettivamente il torrione medioevale posto sulla vetta est della Rocca e alcune grotte, di origine naturale, anch’esse decisamente suggestive e ricche di "storia vissuta".

"Variante della Pera d’la Pansa"
si svolge lungo uno sterrato di facile percorribilità che permette l’accesso alla omonima, importante emergenza storica e che va, in seguito, a collegarsi con gli altri percorsi.

I tempi di percorrenza dei percorsi variano, a seconda della lunghezza, da circa 10 a 45’, gli itinerari sono individuabili sul posto tramite cartelli indicatori in legno, riportanti nome del percorso, meta e colore del segnavia. Alcune delle numerose emergenze architettoniche e storiche della Rocca sono anch’esse segnalate in loco, con cartelli descrittivi.
 
Abbazia di Staffarda

 
L'Abbazia di Santa Maria di Staffarda fu fondata nella prima metà del secolo XII per opera dei Monaci Cistercensi, i quali venuti dalla Francia, trovarono l'appoggio dei Marchesi di Saluzzo, che avevano il patronato dell'Abbazia e dei Pontefici del tempo. Nella seconda metà del XVIII sec. l'Abbazia ceduta all'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro. Il complesso comprende oltre alla Chiesa, gli edifici monastici e nove cascine.

La chiesa è divisa in tre navate e orientata simbolicamente con l'altare rivolto ad Est. Interessanti sono alcuni arredi ed il polittico in legno dipinto e dorato, opera di Pascale Oddone eseguito intorno al 1531-1533, posto sull'Altare Maggiore.

L'area di Staffarda è anche interessante dal punto di vista naturalistico,, non lontano scorre il torrente Ghiandone e nei dintorni dell'Abbazia si trova un interessante bosco planiziale relitto, percorso da una fitta rete di canali che ospita molte specie botaniche, nell'abbazia ospita vive, infine, una delle più grandi colonie di pipistrelli in Piemonte.
Orario di apertura al pubblico dell'Abbazia:

Mattino 8,30 - 12,30 (ultimo ingresso ore 12), Pomeriggio 13,30 - 16,30 (ultimo ingresso ore16,00). giorno di chiusura: lunedì

Prezzo d'ingresso (comprensivo di audioguide): 5,20 euro per gli adulti, 4,10 euro i ridotti, 2,10 euro per le scuole e gli ultra65 e i ragazzi tra i 6 e i 14 anni. Per le famiglie il biglietto è di 11,40 euro per 2 adulti e un ragazzo fino a 18 anni, 15,50 euro per 2 adulti e 2 ragazzi.

maggiori informazioni sul sito www.mauriziano.it o presso la biglietteria dell'Abbazia, tel. 0175/273215

Bosco David Bertrand - W.W.F.

Nato per iniziativa della Sezione Pinerolese del WWF, con la collaborazione del Parco del Po Cuneese, il Bosco David Bertrand, dedicato alla memoria del giovane volontario A.I.B., scomparso tragicamente nel rogo del Monte San Giorgio a Piossasco (TO), nel febbraio 1999. Il Bosco sorge nel Comune di Moretta, in località Madonna degli Orti, su terreni sinora interessati da colture agricole intensive, che il proprietario, sig.ra Laura Morelli, ha concesso in uso al WWF. L'area interessata dal progetto, redatto da Flavio Pollano, si estende per circa 12,000 m², in sinistra idrografica al Fiume Po, all'interno del territorio di competenza del Parco del Po Cuneese, in area classificata come "Zona di Salvaguardia".

Scopo dell'iniziativa è la creazione di una realtà forestale avente duplice valenza, ambientale e didattico/fruitiva. Il progetto ha visto la rinaturalizzazione dei fondi in concessione, mediante la piantumazione di essenze arboree e arbustive autoctone, effettuata in più riprese, ad ampliare la fascia di vegetazione ripariale già presente, nonchè a ricostituire un lembo, più interno, di bosco tipicamente planiziale (il c.d. “Quercocarpineto”).
 
Una porzione del Bosco nell'estate 2002
Tra le specie arboree, il Bosco annovera dunque la farnia, il frassino, il ciliegio, il carpino bianco, il salice bianco, il pruno pado, l’ontano nero, il tiglio, il pioppo bianco, l’acero campestre; tra gli arbusti, molto rappresentati, si incontra il sambuco, il cappello di prete, il prugnolo, il biancospino, il corniolo sanguinello, il viburno oppio e il ligustro. Una piccola porzione dell'area (circa 300 m²) è stata lasciata alla libera evoluzione (nessun impianto artificiale di alberi o arbusti, sfalci d'erba, innaffiature, o altri interventi antropici), onde poter osservare, negli anni, le dinamiche

Accesso: Dal centro abitato di Villafranca Piemonte (da Torino circa Km 45, da Cuneo circa Km 50), seguire le indicazioni stradali per il Bosco, in direzione della località Madonna degli Orti. E' necessario parcheggiare in prossimità dell'imbocco (segnalato con cartello) della strada sterrata che conduce al Bosco, poiché la strada stessa, lunga indicativamente circa 800 metri, è privata ed è percorribile dal pubblico unicamente a piedi o in bicicletta.
Percorso Tratto Staffarda – Revello

Lunghezza: 11,5 Km circa
Dislivello: trascurabile
Descrizione: il percorso parte dal piazzale accanto all’Abbazia di Staffarda. Nel primo tratto si costeggiano i boschi prossimi all’Abbazia, un raro esempio di boschi planiziali relitti. Dopo il breve tratto in un bel viale a fianco del bosco ci si trova immersi nella campagna circostante e si attraversa la Tenuta Saccabonello, antica cascina del complesso afferente all’Abbazia ora di proprietà dell’Ordine Mauriziano. Attraversati alcuni prati adibiti a pascolo si prosegue su strade di campagna in parte sterrate ed in parte asfaltate. Il percorso, a cui fanno da sfondo i contrafforti della Valle Po e del Monte Bracco costeggia poi per alcuni chilometri numerosi frutteti. Si giunge infine alla piccola chiesa abbandonata di San Massimo, prossimi ormai all’abitato di Revello che si raggiunge percorrendo per circa 400 metri la strada provinciale fra Revello ed Envie. Giunti in paese si arriva in poche centinaia di metri al Museo Naturalistico del Fiume Po.
 


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Itinerari nei dintorni del Parco

Bosch dla Persun
Nella bassa pianura saluzzese in mezzo a coltivi di mais e pioppeti, c’è un’area a bosco naturale dove il tempo scorre ancora con i suoi ritmi naturali, non pressato dallo scandire delle lancette dell’orologio. Si tratta di circa 15.000 mq in parte torbiera e zona umida situato a Sud Ovest dell’abitato del Comune di Torre San Giorgio, confinante con il comune di Saluzzo, di proprietà pubblica dello stesso Comune.

Già area semiabbandonata fino ai primi anni ’70 per la poca fertilità e la presenza di acqua al suolo, (di qui il nome di “bosco della prigione” perché chi entrava stentava ad uscirne sia con i buoi e più di recente con i trattori). Si è tentato in quegli anni di renderlo più fertile e adatto alla coltura del pioppo scavando canali, favorendo così il drenaggio. E’ proprio con questi canali che la vita ha continuato nella sua pienezza, si è riformato un interessantissimo intreccio di animali e piante: un ecosistema. Con un po’ di pazienza si può scorgere gli ormai rari tritoni, rane, bisce d’acqua, insetti dalle forme più rare. Anche il mondo vegetale è molto ricco, si possono vedere i carici, le tife, tipici delle zone palustri, poi berrette da prete, palle di maggio, noccioli, felci, querce, carpini, frassini, pioppi bianchi, salici, ontani.

L’Amministrazione comunale di Torre San Giorgio nell’ottica che la “vita” nelle sue forme evoluzionistiche va tutelata e protetta, con la collaborazione del WWF ha deciso di conservare e ripristinare detto ambiente valorizzandolo soprattutto a scopo didattico. E’ stata firmata una lettera di intenti – a seguito di delibera della Giunta Comunale n. 64 del 21.10.2004 – tra il Comune di Torre San Giorgio, rappresentato dal sindaco Mario Monge e l’Associazione italiana per il World Wide Fund for Nature (WWF), rappresentato dal signor Mario Giuliano, responsabile ONLUS, Sezione Valli Po e Varaita. Con tale lettera di intenti il Comune autorizza il WWF a svolgere sul proprio terreno opere di conservazione, ripristino ambientale, piantumazione di alberi e arbusti autoctoni, pulizia e tracciatura di sentieri per migliorare la fruizione.Verrano costruiti punti di osservazione della fauna selvatica e verranno posizionate bacheche riportanti cartelli divulgativi. La gestione del “Bosch dla persun” avrà durata fino al 31.12.2009, auspicando che, alla scadenza, la stessa potrà essere rinnovata.

Tale ambiente opportunamente riqualificato sarà sicuramente meta di passeggiate a scopo didattico – ricreativo per le scolaresche di Torre e per tutti i Torresangiorgesi che vorranno assaporare il contatto diretto con un angolo di natura “incontaminato”.

Mario Monge

Sindaco Torre San Giorgio
 





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