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Rocca di Cavour (1995-2000)
 
 
In volo sulla Rocca di Cavour

La Rocca di Cavour rappresenta un insolito elemento di distacco rispetto il paesaggio circostante per chi percorre la strada che collega Pinerolo con il cuneese, e sono forse in pochi a sapere che questo singolare rilievo altro non è che la punta più elevata di una antica ed ampia ramificazione alpina, sepolta dai grandi depositi quaternari che formarono la pianura padana.
Bastano i suoi 162 metri di altezza rispetto la campagna circostante, i 72 ettari coperti da boschi in gran parte formati da castagni cedui, robinie e roverelle, le sue rocce affioranti, per creare un forte elemento di contrasto con la pianura circostante, completamente occupata dalle monocolture agricole che negli ultimi decenni hanno uniformato questo ambiente, impoverendolo notevolmente sotto il profilo naturalistico.
Se, con un piccolo sforzo di fantasia, noi osserviamo tutto questo dall’alto, immaginandoci rivestiti di penne, magari stanchi ed affamati dopo aver attraversato un tratto dell’arco alpino durante la migrazione, ecco che la Rocca di Cavour rappresenta molto più che una curiosità paesaggistica e diventa un luogo in cui trovare riparo ed alimento, e per molti un ambiente adatto per vivere stabilmente e riprodursi.

Quando nel 1995 l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica propose un interessante programma di studio sull’avifauna denominato “Progetto Passeriformi Svernanti”, da attuarsi con l’utilizzo della tecnica della cattura ed inanellamento delle specie presenti sul territorio nei mesi invernali, alcuni guardiaparco delle aree protette del Po Cuneese, Orsiera Rocciavrè e Val Troncea, autorizzati a svolgere questa attività di ricerca, pensarono subito alla Rocca di Cavour come la zona più adatta per l’installazione di una stazione di inanellamento.
ANNI 1995 - 2000
SPECIE CATT. RICATT. TOTALE
Allocco 2 1 3
Capinera 309 115 424
Cinciallegra 83 36 119
Cinciarella 50 7 57
Ciuffolotto 2 1 3
Codibugnolo 86 46 132
Codirosso spazzacamino 1 0 1
Fiorrancino 18 16 34
Fringuello 62 8 70
Frosone 16 1 17
Ghiandaia 4 0 4
Gufo comune 2 0 2
Lucarino 2 0 2
Luì piccolo 52 8 60
Magnanina 1 0 1
Merlo 210 70 280
Passera mattugia 29 3 32
Passera scopaiola 44 39 83
Peppola 2 0 2
Pettirosso 134 130 264
Picchio muratore 6 1 7
Picchio rosso maggiore 2 0 2
Picchio verde 5 0 5
Regolo 12 2 14
Scricciolo 21 8 29
Sordone 1 0 1
Sparviere 6 0 6
Tordela 2 0 2
Tordo 18 1 19
Tordo sassello 7 0 7
Verdone 3 0 3
Zigolo muciatto 72 11 83
Zigolo nero 11 0 11
TOTALE 1275 504 1779
 
Fu così che iniziò uno studio, tutt’ora in corso anche durante il resto dell’anno, che utilizzando la tecnica della cattura incruenta degli uccelli, la marcatura con anelli metallici, e la loro eventuale ricattura nella stessa od in altre zone nel corso delle successive stagioni, ha dato risultati di estremo interesse riguardo il numero delle specie presenti, l’entità e la composizione delle varie popolazioni e l’utilizzo dell’ambiente da parte di queste.

Come risulta evidente dalla tabella, il numero di specie che frequenta la Rocca è quanto mai vario: ben 33 quelle catturate dal 1995 alla fine del 2000, alcune presenti anche nella circostante pianura, ma la gran parte legate a questo particolare ambiente.

Non sono mancate le sorprese, come la cattura di una magnanina, piccolo silvide tipico degli ambienti arbustivi aridi delle isole e del sud Italia, o la prima cattura effettuata in Piemonte, all’inizio di quest’anno, di un passero solitario, altro uccello che solitamente frequenta ambienti diversi, caratterizzati da clima più caldo e secco.

Oltre alle specie catturate sono stati frequenti gli avvistamenti interessanti, come quel capovaccaio, un piccolo avvoltoio raramente osservato nella nostra regione, che nel 1998 con i suoi ampi volteggi sulla Rocca rese memorabile la gita di una classe di bambini dell’asilo, venuta a far lezione di ornitologia presso la stazione di inanellamento.
 
L’elenco potrebbe continuare, citando la presenza di altre specie interessanti come il corvo imperiale ed il falco pellegrino, ma lo scopo di queste poche righe non è quello di produrre in questa sede una pubblicazione scientifica sull’avifauna dell’area, quanto il porre l’accento sull’importanza di ambienti come questo, in grado di interrompere anche solo per pochi ettari la continuità di un territorio impoverito dall’uso, ed abuso, che l’uomo dei nostri giorni costantemente opera nei confronti dell’ambiente.
Capire quanto sia importante un piccolo rilievo boscato in una pianura troppo uniforme, un’asta fluviale non cementificata od una residua zona paludosa, non è solo il nostro piccolo quanto essenziale contributo alla sopravvivenza di specie animali e vegetali a noi prossime, ma il modo per acquisire culturalmente concetti essenziali anche per la conservazione della nostra specie, per comprendere il significato profondo e la vitale importanza della biodiversità.

Bruno Frache, Gianfranco Ribetto, Domenico Rosselli
 
 

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