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Soggetti interessati
Parco del Po Cuneese, Parrocchia di Crissolo
A chi sta per giungere a Pian del Re risalendo la Valle del Po, tanto in auto che a piedi percorrendo il
sentiero da Pian Melzè, il primo segno di presenza umana è offerto dalla chiesetta che sovrasta la grande
cascata del neonato Po. I due elementi, l’acqua che d’un solo gran balzo si lascia cadere nella conca di
Pian Fiorenza e la chiesetta abbarbicata sulla sommità del dirupo caratterizzano la scena, lasciando nel
visitatore una immagine bella ed un ricordo piacevole delle visita alle sorgenti del Po.
La chiesetta, che in realtà è la “Cappella della Madonna della Neve”, l’unico edificio religioso all’interno
di una Riserva Naturale del Parco del Po Cuneese, a differenza di molti altri luoghi di culto della valle, non
ha storia antichissima, ma certamente interessante e curiosa, affascinante.
Per risalire alle origini della Cappella occorre un salto all’indietro nel tempo, nella seconda metà del sec. XIX,
quando molti alpinisti giungevano in Val Po decisi a scalare il Monviso, in preda alla cosiddetta “Febbre da Viso”,
conseguente le conquiste della vetta da parte di Mathews nel 1861 e di Quintino Sella due anni dopo.
E’ in questo ambiente di euforia collettiva che il 28 luglio 1892 si celebrò la Messa il vetta al Monviso.
Fu l’occasione per decidere di erigere lassù una cappella votiva con l’intento di celebrarvi ogni anno una Messa.
Tuttavia le difficoltà dell’impresa si rivelarono ben presto superiori anche alle più ferme intenzioni dei promotori,
e l’idea della costruzione dovette essere abbandonata.
Con i fondi che intanto erano stati raccolti, e che andarono ad incrementarsi negli anni, si decise la costruzione
della Cappella della Madonna della Neve a Pian del Re. Il progetto fu redatto dall’ing. Giuseppe Gastaldi di
Luserna S. Giovanni, amico del Parroco di Crissolo, don Lantermino.
L’opera fu portata a termine nel 1899, con dipinti di Giuseppe Catei di Torino.
La data dell’inaugurazione è controversa. Il prof. Gilli indica la prima domenica di agosto,
mentre Ezio Vicoli cita con precisione il 20 agosto 1899.
Già l’inverno successivo, per le abbondanti nevicate, il tetto della cappella crollò, ma fu prontamente
ricostruito. Nel 1922, con don Giovanni Allemandi Parroco di Crissolo, la cappella fu abbellita con nuove
decorazioni sulla facciata e negli interni.
Poi la decadenza. L’edificio è inutilizzato dalla fine degli anni 70 del secolo scorso, lasciando libero
passo ai vandali che hanno lasciato numerose tracce del loro passaggio.
Ora, a distanza di più di trenta anni, si pensa ad una ristrutturazione capace di restituire la cappella
agli antichi splendori. L’iniziativa, partita dal Parroco di Crissolo, ha incontrato il favore del Parco del
Po Cuneese. Il progetto dell’intervento di recupero porta la firma dell’Arch. Luca Paseri che ha incontrato
il benestare della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio del Piemonte. Il Parco del
Po Cuneese, previa stipula di apposita convenzione con la Parrocchia di Crissolo, contribuirà all’iniziativa
con uno stanziamento di 20.000 euro. Sono previsti minimi interventi sulle strutture portanti, perché il tetto,
che non aveva subito particolari danni, ha preservato la Cappella da problemi seri. Saranno invece ripristinati
i serramenti e riportati alla bellezza originaria gli affreschi, sia interni che esterni, danneggiati delle
intemperie nei lunghi anni di abbandono, ricorrendo all’opera di esperti del settore. Si provvederà inoltre al
recupero degli arredi, dell’altare, se pure di non particolare pregevole fattura e della pavimentazione in legno.
La convenzione prevede che il Parco possa utilizzare la struttura per scopi compatibili con le sue caratteristiche di
edificio di culto.
Si dirà che con tutti i problemi che assillano la montagna ed il Parco del Po Cuneese, quello della Cappella della
Madonna della Neve di Pian del Re non fosse il più urgente. E’ vero, e tuttavia ci piace pensare che delle risorse
vadano a far rinascere una presenza bella, antica, simbolica della terra del Monviso. Crediamo poco ai grandi
progetti di sviluppo, opere faraoniche che spesso aggiungono problemi ai problemi, crediamo assai di più alle
opere misurate, fatte in punta di piedi, rispettose e di buon gusto. Perché la montagna, forse, ha soprattutto
bisogno di amore e, ci sia permesso, poesia.
renzo ribetto
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