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Come funziona un fiume
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Guardando su una cartina il percorso di un fiume attraverso la pianura si rimane colpiti dall’andamento
tortuoso a molteplici “esse”. Non sarebbe più facile e semplice seguire un percorso rettilineo? E perché il fiume procede ad “esse”?
Guardiamo cosa succede nelle curve del corso d’acqua. Sul lato esterno l’acqua erode la sponda e si addentra
sempre più nella pianura, secondo la direzione che accentua la curva.
Internamente invece la corrente deposita materiale, eroso più a monte, tendendo a restringere la sezione di
deflusso. Il restringimento viene compensato dall’allargamento provocato sul lato opposto.
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L’insieme dei due fenomeni, apporto ed erosione di materiale, tende a spostare il letto del fiume.
Il processo continua sino a che, per particolari conformazioni del profilo del suolo o della sua stessa composizione
granulometrica, nel corso di una piena o di un’alluvione, il fiume improvvisamente
taglia dritto a raggiungere il letto a valle nella curva più vicina o in un altro punto morfologicamente adatto.
Nasce un nuovo alveo, spesso a sensibile distanza dal precedente, mentre quello vecchio è abbandonato.
Il “buco” che ne risulta tuttavia, la lanca, resta, almeno parzialmente ed a tratti, occupato dalle acque, con
caratteristiche diverse, stagnanti e non più correnti. Soprattutto rimane un’ampia depressione longitudinalelà
dove le acque hanno abbandonato l’antico alveo. Il divagare del corso d’acqua nella pianura è all’origine,
geologicamente parlando, della formazione stessa della pianura.
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Gli effetti dell'erosione
Questa semplice successioni di eventi comporta una serie di effetti ben più complessi. Vediamoli nell’ordine.
L’erosione distrugge una parte del territorio che allo stato naturale sarebbe coperto da bosco.
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L’apporto di materiale nella direzione opposta, formazione dei ghiaioni, determina l’emersione dalle acque di terreno sterile,
ciottoli e sabbia, terreno che tuttavia costituisce l’ambiente ideale per la nascita e la crescita in tempi brevissimi
delle salicete, tipologia forestale a vita breve che cede poi il posto alle formazioni a querce. Il tutto dunque si risolve,
nell’arco di molti anni, all’effettivo spostamento del fiume ed alla ricostituzione a tutti gli effetti in posizione diversa
di quanto è andato distrutto.
Si tratta di un sistema naturale di rinnovamento della copertura vegetale della pianura, di rinnovamento della vita.
Quanto cambiamento del letto, in tempi brevissimi la lanca è occupata dalla vegetazione acquatica, il cui apporto di
materiale organico stagione dopo stagione è talmente intenso da riuscire a colmarla in tempi relativamente brevi,
provocando la sparizione degli specchi d’acqua liberi e la successiva colonizzazione arborea, Ontani e poi Salici
per passare infine, in tempi più lunghi, ai boschi di Querce.
Non è invece eliminata la depressione del terreno che in caso di piene funge da casa di espansione, capace di offrire
spazio alle acque in esondazione ed in grado di rallentare la velocità della corrente, frenata dalla copertura vegetale.
Gli spazi soggetti all’azione del fiume variano costantemente nel tempo le loro caratteristiche ambientali, da ghiaione
a lanca a stagno, da bosco maturo a scarpata ripida di sabbia, da area cespugliata soggetta a frequenti inondazioni a bosco
di transizione. Queste variazioni comportano nel tempo una diversificazione nelle presenze faunistiche.
Le specie tipiche della fascia fluviale, anno dopo anno, o periodo dopo periodo, cambiano areale in un determinato contesto
territoriale alla ricerca di uno spazio in grado di volta in volta di offrire le condizioni specifiche di vita alla specie interessata.
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Pensiamo ai Topini ed ai Gruccioni (nella foto), uccelli migratori che annualmente si spostano anche di
parecchi chilometri alla ricerca di nuove scarpate nate da erosioni recenti ed idonee alla nidificazione,
pensiamo alla fauna ittica ed alla notevole differenza che caratterizza specie d’acqua calma, Luccio, Triotto,
Alborella da altre d’acqua corrente, Temolo o Trota marmorata, pensiamo infine agli anfibi, Rane e Rospi di
diverse specie, ai Tritoni.
L’elenco potrebbe continuare, a comprendere tutte le specie, poiché l’evoluzione
non ha lasciato alcuno spazio scoperto, e per tutte ha lo ha previsto.
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Emerge con chiarezza da tutto questo che impedire totalmente le divagazioni del fiume, comporta conseguenze su tutta la vita che
ne è caratteristica. La rettificazione di un corso d’acqua, la sua eccessiva semplificazione con ricorso massiccio a scogliere,
argini e sbarramenti, nega l’esistenza della vita del fiume e vibra un colpo durissimo alla biodiversità.
Senza contare che è sempre piuttosto pericoloso, per il mammifero Uomo, insediarsi negli areali dei pesci, degli anfibi e dei limicoli…
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