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Il Capriolo (Capreolus capreolus) è il più piccolo tra i Cervidi italiani.
Presente in tutto il continente europeo, dalla Penisola scandinava alle montagne del Caucaso,
il suo areale si estende a gran parte della Cina e dell’Asia settentrionale, dove il Capriolo
europeo è sostituito dal Capriolo siberiano, C. pygarus, specie caratterizzata da dimensioni maggiori.
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Il Capriolo era ampiamente diffuso in quasi tutt’Italia fino all’inizio del 1800; in seguito, deforestazione,
meccanizzazione dell’agricoltura e pressione venatoria ne hanno provocato la quasi totale estinzione.
A partire dagli anni ‘50 una maggior disponibilità di habitat idonei, causata dall’abbandono di aree montane
e collinari da parte dell’uomo, l’assenza quasi totale di predatori e numerose operazioni di reintroduzione
hanno consentito a questo cervide di riconquistare buona parte della Penisola. Oggi secondo dati dell’Istituto
Nazionale per la Fauna Selvatica la popolazione italiana può essere stimata intorno ai 400.000 esemplari;
distribuiti principalmente lungo tutto l'arco alpino, l'Appennino centro-settentrionale e la Maremma toscana.
Si tratta di un animale estremamente versatile, in grado di colonizzare con successo gli ambienti più diversi,
dalle foreste di conifere alla macchia mediterranea.
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Predilige tuttavia le aree collinari e di media montagna,
caratterizzate da una alternanza di boschi, pascoli e ampie radure. Abbondanti nevicate, soprattutto se persistenti
per lungo tempo al suolo, possono causare forti mortalità.
Il Capriolo è un ruminante selettivo nell’alimentazione. A seconda della disponibilità durante l’anno,
si ciba di foglie e getti di un gran numero di essenze legnose (biancospino, sambuco, nocciolo) e
semilegnose (rovo, edera, lamponi). Meno appetiti risultano vegetali erbacei, ghiande e funghi.
Il Capriolo possiede un corpo snello, raccolto, adatto al salto. L’altezza al garrese è di 60–90 cm,
il peso varia tra i 25 e i 30 Kg per i maschi, 2–3 Kg in meno per le femmine. Come negli altri cervidi
(esclusa la renna) solo i maschi possiedono i palchi: 2 strutture ossee ramificate, caratterizzate
ognuna da tre punte, che cadono in autunno e sono completamente rinnovate nella primavera successiva.
Praticamente assente la coda. Il mantello, bruno grigio tra ottobre e maggio/giugno, diviene rossiccio
nei mesi estivi. Sul posteriore è ben visibile lo specchio, una macchia (bianca in inverno, giallastra
in estate) reniforme nei maschi e cuoriforme nelle femmine, molto utile nell’identificazione dei sessi
nel periodo di assenza dei palchi.
I maschi sono poligami e, tra febbraio e settembre, sviluppano un comportamento territoriale su
un’area di 30-60 ettari dove non ammettono la presenza di rivali. A differenza degli altri cervidi
l’accoppiamento avviene in estate, dopo un corteggiamento basato su lunghi inseguimenti delle
femmine da parte dei maschi. La gestazione, grazie ad un fenomeno chiamato diapausa embrionale,
dura 10 mesi e i parti, di norma gemellari avvengono tra maggio e giugno. I piccoli nascono con
pelame rossiccio chiazzato da macchie bianche che li mimetizza tra le ombre del sottobosco dove
resteranno con la madre fino all’estate successiva.
Sul territorio vocato a Capriolo delle Valli Po, Bronda e Infernotto sono presenti per difetto 800
esemplari. Pur considerando che il territorio del Parco comprende soltanto una piccola parte della
superficie delle tre valli, risulta evidente da questo numero l'importanza faunistica del Capriolo
nel Parco del Po Cuneese (dati censimenti 2001 effettuati dal Comparto Alpino CACN1).
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